Call for papers – La Deleuziana n. 10

Ritmo, caos e uomo non pulsato. Per una filosofia caosmotica.

Zarathustra non ha che velocità e lentezza e l’eterno ritorno, la vita dell’eterno ritorno, è la prima grande liberazione concreta di un tempo non pulsato.” (Deleuze e Guattari, MP a cura di P. Vignola, pg. 378, decimo piano : 1730, divenir-intenso, divenir-animale, divenir-impercettibile)

 

“[l]a Natura appare come personaggio ritmico dalle trasformazioni infinite.”

(Deleuze e Guattari, MP a cura di P. Vignola, pg. 443, undicesimo piano : 1837, Del Ritornello)

 

“L’identità-relazione è data nella trama caotica della Relazione, e non nella violenza nascosta della filiazione. […] L’identità-relazione non rappresenta una terra come un territorio da cui proiettarsi verso altri territori, ma come un luogo in cui si ‘con-divide’ invece di ‘com-prendere’”

(Edouard Glissant, Poetica della Relazione. Poetica III, pg. 135)

 

 Il tema del ritmo, e di conseguenza del suono e della musica, ha sempre frequentato segretamente il piano-Deleuze. In apparenza, Deleuze inizia a tematizzare con insistenza il discorso ritmico e musicale nei propri scritti solo dalla seconda metà degli anni Settanta, e solo a partire dalle collaborazioni con Guattari; ma risulta altrettanto vero che nelle ‘pieghe’ della filosofia della differenza deleuziana, il tema di ripetizione-misura – la ripetizione come simmetria, orientata e codificata – e di ripetizione-ritmo – la ripetizione come potenza, produttiva e differenziante – appare già fin dalle pagine iniziali di Differenza e ripetizione del 1968. E già nel libro su Proust del 1964, Marcel Proust e i segni, Deleuze aveva individuato come la essenza proustiana fosse null’altro che differenza “ultima e assoluta”, mentre solo il settimino di Vinteuil poteva affermare che il mondo delle differenze potesse esistere sulla superficie della Terra. Dove abitava questa «molteplicità delle differenze»? Nel mondo dell’arte, scriveva Proust, poichè “grazie all’arte, anziché vedere un solo mondo, il nostro, noi lo vediamo moltiplicarsi; e, quanti più sono gli artisti originali, tanti più sono i mondi a nostra disposizione, diversi gli uni dagli altri, più ancora dei mondi roteanti nell’infinito”.

Deleuze dunque già negli anni Sessanta del Novecento aveva tematizzato musica e ritmo grazie a due autori, Nietzsche e Proust, che della musica e della ripetizione-ritmo hanno fatto il cardine della propria sensibilità e della propria scrittura. Nietzsche, in particolare, rappresenta per Deleuze il filosofo che, a causa del profondo rifiuto della misura del proprio tempo e della civiltà europea in cui ha vissuto, individua con dolorosa intuizione il Ritmo liberatorio delle nostre esistenze. Nietzsche lo propone poeticamente attraverso la maschera del suo «personaggio ritmico» più celebre, Zarathustra; a lui, Nietzsche farà annunciare la più potente parodia di tutte le dottrine spirituali mai palesate da mente umana, l’Eterno Ritorno del Medesimo, che Deleuze leggerà correttamente come “la prima grande liberazione concreta di un tempo non pulsato”: il tempo casuale, imprevedibile, della differenza, l’alea. Questi temi ritmici, negli anni ‘60, rimangono stratificati come muri sotterranei di faglie inverse, ma non sono mai sviluppati come tetti portanti del pensiero deleuziano.

E’ solo dalla seconda metà degli anni ‘70, e precisamente da Kafka con Guattari (1975), Conversazioni con Parnet (1977), e, soprattutto, con la conferenza Rendre audibles des forces non audible all’IRCAM di Parigi, nel febbraio 1978, che la dimensione articolata di tempo pulsato e non pulsato, ritmo e individuazione, velocità e lentezza, autonomia del suono che diventa produzione di paesaggio, forgiano alcuni concetti autenticamente deleuziani come il paesaggio sonoro, il colore ascoltabile e il personaggio ritmico. Individuazioni territoriali singolari per uno spazio-tempo non pulsato. Questi concetti troveranno una riallocazione straordinaria e inusuale in Mille piani (1980), il secondo tomo di Capitalismo e schizofrenia, un autentico libro ‘musicale’, colmo di variazioni geofilosofiche sul tema del Ritmo. Il nucleo concettuale di questo nuovo modo di intendere la Natura come “personaggio ritmico dalle trasformazioni infinite si trova nel nono piano, 1837 Del Ritornello, concetto al quale sia Deleuze che Guattari attribuiscono una valenza fondamentale.

Il rapporto tra musica e filosofia nel pensiero di Deleuze può essere dunque inteso nei termini di una feconda ibridazione che conduce, in alcuni casi emblematici, alla circolazione di categorie da un ambito all’altro. Si pensi in primo luogo all’attenzione rivolta da Deleuze e Guattari alla tradizione classica e romantica della musica occidentale, come anche agli esiti più recenti delle neo-avanguardie, più volte evocati nelle pagine di Mille piani. Non può passare inosservato, in secondo luogo, il potenziale musicale di concetti come differenza e ripetizione, rizoma, territorializzazione e deterritorializzazione (e ancora ri-territorializzazione) che hanno stimolato la riflessione musicologica e nutrito la pratica compositiva di diversi musicisti, i quali esplicitamente riconoscono l’influenza dell’apparato concettuale deleuziano (si pensi a Dusapin, Aperghis o Bernhard Lang). Più complesso è – terzo possibile percorso – il tragitto di concetti che nascono all’interno della teoria musicale e vengono rielaborati da Deleuze e Guattari in chiave filosofica, come nel caso del ritornello o della coppia liscio/striato, derivante dalla riflessione di Pierre Boulez sul rapporto tra il continuo delle frequenze udibili e il discreto della segmentazione in intervalli. Ancor più articolata, infine, è la parabola delle influenze che vanno dalla musica alla filosofia e da questa tornano alla pratica musicale: esemplare in questo senso è il rapporto di reciproca influenza tra la compositrice e teorica Pascale Criton e Deleuze.

Le quattro piste indicate (rilettura deleuziana della tradizione musicale europea; applicazione di concetti filosofici alla teoria e alla pratica musicale; applicazione di concetti originariamente prelevati dal campo musicale alla riflessione filosofica; mutua fecondazione tra musica e filosofia) non vogliono certo esaurire le possibilità di sviluppo di quella che è stata recentemente definita la “pensée-musique” di Deleuze (P. Criton, J.-M- Chouvel (sous la direction de), Gilles Deleuze. La pensée-musique, Cdmc, Paris 2015), ma suggerire la natura rizomatica e imprevedibile delle relazioni che intercorrono tra arte e filosofia, che insieme alla scienza vengono indicate in Che cos’è la filosofia (1991) come diverse (ma solidali e, per certi versi, affini) attività creatrici.

Il numero 10 di La Deleuziana si propone dunque di indagare la filosofia di Deleuze – e di Guattari – come filosofia del Ritmo e del Caos, ovvero Caosmo; e se da tale prospettiva filosofica sia possibile trarre differenti o ulteriori itinerari di liberazione e di creazione; infine se è possibile considerare il pensiero stesso come suono, o come Ritmo, rovesciando quell’«antica credenza» che, dalla Grecia arcaica fino all’attuale società ipermetrica, ha consentito all’uomo enaritmico e alla ripetizione-misura quello «splendore geometrico» che ha elargito alla nostra civiltà sia progressi che distruzioni straordinarie. E’ tempo di pensare e costruire collettivamente una filosofia caosmotica, o diastematica che sia portatrice di una nuova visione della Natura, a favore dell’emersione della figura di un Uomo non pulsato.

Obsolete Capitalism e Stefano Oliva

Tra i possibili temi:

    • Differenza, ripetizione e Ritmo :: Simmetria e dissimmetria; ripetizione dinamica ed evoluzione del gesto; ripetizione e misura; intensità e durata; ritmo, accento e poliritmo; enaritmia e incommensurabilità; reticolo e diseguaglianza; scienza reale e non-scienza del Ritmo
    • Geofilosofia :: Natura e ritmo; natura e caos; natura e ritornello; filosofie panteistiche radicali vs filosofie della misura dogma; principi d’ordine e proprietà emergenti del caosmo; caos e ordine; nuovo riduzionismo algoritmico.
    • Suono, spazio e grafia musicale :: diastema, intervallo, frequenza, isocronia e eterocronia; risonanza, filosofia diastematica; notazione e post-notazione; indeterminazione e alea; suono e scrittura; suono e colore; suono e immagine (Immagine-suono); suono e new media; suono e spazio; spazio come parametro compositivo; ambienti e spazi sonori virtuali; tecniche audio-visuali immersive; erranze e biforcazioni di nuovi piani di immanenza; matematiche e metamatiche; algoritmiche di spazializzazione; suono come informazione spaziale.
    • Musica e accelerazionismo :: Velocità e lentezza; accelerazione e decelerazione; pulsato e non-pulsato; politiche di liberazione; caos, ritmo, soggetto e sovranità; musica, suono e rumore; splendore geometrico e splendore poliritmico; chaos-opera; afro-accelerazionismo; futuro dell’uomo: uomo al silicio o uomo non pulsato?;  per una discontinuità antropologica; accelerazionismo non orientabile; accelerazionismo come modo di vita e stile d’esistenza; xenogenesi; divenire alieno.
    • Rizoma e ritornello ::  Atlantico Nero; Rizomatiche a-identitarie; Antillanità; Glissant, Gilroy, Eshun, Chude-Sokei, Davis, Dery; afro-futurismo e Caos-Mondo; critica dell’economia ritmica; relazione e co-evoluzione; cosmopolitismo e mondializzazione; il relativo e il caos; xenosound systems; economia del disordine.
    • Geografie del suono :: gli ambienti della molteplicità: Cage, Berio, Stockhausen, Boulez, Messiaen; il mistero di 1837, Schumann, Proust, Wagner, Klee; nuove spazializzazioni soniche e sistemi aperti; musica elettronica, Black Electronics, improvvisazione e suoni virtuali: prospettive caotiche e ritmiche della fanta-sonica; possibilità di un pensiero-suono?

 

 

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Il primo risultato della double blind review sarà reso noto a partire dal 15 giugno 2019.

I testi rivisti dovranno pervenire entro il 15 agosto 2019.

 

Pics :: a still-image taken from the TAGC/Adi Newton performance @ Café Oto, London.